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Questa è una immagine relativa all'eventoTratto da www.globalproject.info
La crisi ed i suoi effetti nel Mezzogiorno
O briganti, o emigranti
di Giovanni Pagano*
16 / 10 / 2009

“ vulesse addeventare 'na tammorra nennane'
pe' scetare tutta chesta gente ca nunn' ha capito niente
e ce sta a guardà
pe' scetare tutta chesta gente ca nunn' ha capito niente
e ce sta a guardà ''( Vulesse addeventare nu brigante- Canzone Popolare-Eugenio Bennato)

“...s’anno spartute terra uommene e denare e nuje ammo fatto
tutte quanti ‘o sanghe amar ….” ( Sudd, Almamegretta 1994)


Quando la crisi del Surprime ha dato i suoi primi segni, all'orizzonte sembrava quasi di vedere i 4 cavalieri dell'apocalisse scorazzare felici per le vie delle grandi metropoli occidentali. A Londra appena agli inizi del 2009 durante le proteste contro il G20, i manifestanti inscenavano proprio i 4 cavalieri, dividendosi in 4 diverse piazza ognuna con una tematica diversa e che sarebbero tutte confluite all'interno della City. Sembrava quasi di poter vedere la fine di tutto, eppure cosi non è stato, o meglio i processi di crisi hanno cominciato ad erodere giorno dopo giorno le garanzie sociali su cui si poggiano le vite di milioni di persone , ma i mercati finanziari (almeno fino ad oggi) non hanno subito il crollo che qualcuno si aspettava, la fine del tutto non è ancora arrivata e probabilmente non arriverà. La crisi oggi sembra più essere un elemento stagnante che un processo di autodistruzione del capitalismo stesso, ciò mette in non poca difficoltà tutte le possibili costruzioni di alternative reali al sistema vigente. Se i mercati finanziari oggi sono in stand by, non si può dire lo stesso per le condizioni di milioni di lavoratori, precari, studenti nel paese. Ma allora viene da porsi una domanda, come è possibile che non ci sia la rivolta?

Qua giù, nel profondo sud , nella città metropolitana più grande del mediterraneo, a Napoli, questa domanda ha attraversato le nostre teste per una vita intera. Com'è possibile che non ci sia la rivolta? Come si fa a tenere così calma la città più anarchica e ribelle che il nostro paese conosce? Come possono un milione di campani senza occupazione vivere sereni all'ombra del Vesuvio?
Verrebbe quasi da rispondere che forse la nota capacità di far valere l'arte del'”arrangiarsi”,come sempre, ha fatto la differenza qui tra i meridionali, che tutto sommato abbiamo il sole e il mare di che cosa possiamo lamentarci. O qualcun altro potrebbe sottolineare come grazie alla criminalità organizzata tutti noi qui al sud abbiamo finalmente chi si occupa di noi!
Per citare un famoso film di Tornatore , molto quotato al di sotto del Garigliano, c'è qualcuno che ha deciso “di riscattare il meridione d'Italia” e noi non ce ne siamo neanche accorti. Il film si chiama “Il Camorrista” ed è ambientato negli anni 80, ma quella è un 'altra storia.
La storia di oggi è un po’ diversa, non ci sono nè sole, nè mare e né mandolini che suonano. E' fatta di soldi tanti soldi e di luoghi che non proprio sono assolatissimi da cui questi soldi provengono, ed è fatta anche di amici, reti clientelari e di tanti che partono senza sapere se prima o poi torneranno.
I soldi sono quelli del F.A.S.( fondi per le aree sottoutilizzate) e sono istituiti dalla comunità europea , destinati anche al mezzogiorno.
Ma abbiamo tralasciato un dato importante: la crisi. L'Italia ha speso lo 0,7 del PIL per far fronte alla crisi del 2008, (contro una media del 4% in Europa, 5,7% in Usa, 6% in Francia e Germania, oltre il 12% in Gran Bretagna) tutto questo in assenza totale di una politica adeguata di ammortizzatori sociali in grado di far fronte alle esigenze reali nel paese. Qui al Sud un vero è proprio sistema di welfare , non si è mai affermato del tutto, la reti clientelari e familiari sono ancora tutt'oggi l'unica vera fonte di reddito. Viviamo in una macro-area all'interno della quale anche le più piccole e semplici operazioni burocratiche diventano oggetto di scambio di favori. Ma come dicevamo anche all'inizio la rivolta stenta a decollare.
E allora di cosa è fatto il nostro Welfare? Come si regge il tutto , come fa la forza lavoro a essere cosi disciplinata?
La risposta non è per niente semplice, anche perché reperire una serie di dati è davvero molto complicato, ma ciò che davvero mi sembra di capire analizzando proprio questi dati, è che tutto si mantenga su una grande truffa di dimensioni colossali. Solo per farsene un'idea si può guardare il piano di ammortizzatori sociali lanciato dalla regione Campania a settembre 2009, un operazione che “sostiene” più di 90 mila cittadini campani di ogni fasci d'età.
Si va dall’indennità mensile per 7.500 lavoratori socialmente utili ancora in attesa di stabilizzazione ai contributi per qualcosa come 20 mila percettori del reddito di cittadinanza; 5000 tirocini per disoccupati , inoccupati e corsisti, alle “work esperience” destinate a 500 ex detenuti indultati. A cui va sommata la quota del 30% che la regione garantisce a 14 mila cassa-integrati e a i 4 precari della scuola. Operazione che tocca i 657 milioni di euro annui. Ovviamente questo tipo di operazione non ha niente a che vedere con una vera politica di Welfare, è solo una forma di supporto al reddito che la regione mette in campo da un lato per frenare le spinte di insofferenza che queste fasce sociali hanno per la loro condizione materiali di quasi povertà, dall'altro serve a garantire una rete clientelare a chi oggi muove i fili del comanda e si augura di poter continuare a farlo. Nulla di minimamente paragonabile ai nostri sogni di aprire una discussione vera su cosa vuol dire oggi Welfare nel nostro paese, niente a che vedere con le istanze che il movimento dell'Onda l'anno scorso ha messo in campo quando si è affrontato il tema del futuro e del lavoro e della valorizzazione anche di forme di lavoro diverse da quelle classiche.
Solo che la regione e il governo (che di soldi non ne ha nemmeno per pagare il cerone del premier) non dicono che quei milioni di euro utilizzati per gli ammortizzatori sociali altro non sono che i fondi del Fas, che contro il parere negativo della Comunità Europea , vengono spesi nel modo che abbiamo analizzato sopra invece che andare a svolgere il ruolo di supporto all'innovazione delle aree sottoutilizzate, una specie di gioco delle tre carte. Ma non finisce qui perché dal Fas sono stati presi altri milioni di euro, per supportare le cassa integrazioni di tutti gli operai del paese e per aiutare l'Abruzzo nella ricostruzione, altro giro altra corsa!
Verrebbe da dire , “Vabbè ma se è cosi di che vi lamentate, avete anche fatto del bene in giro, i soliti meridionali che non si accontentano mai!!” Nei conti qualcosa non torna, se i beneficiari dell'operazione della regione sono 100 mila e i disoccupati in Campania sono 1 milione, senza l'aggiunta degli studenti e dei precari a vario titolo. Come è possibile che il sistema continui a tenere?
Ci sono ancora due passaggi da fare. Sul primo ci può dare una mano a capirlo la questione dei precari della scuola che è balzata alle cronache quest'autunno. Cifre da capogiro per il meridione 14 mila precari su 19 mila, dei quali 8 mila solo in Campania. A tutto questo il governo risponde , o meglio non risponde, con il supporto alla disoccupazione (che già è un diritto dei precari) più quel famoso 30 % preso sempre dal Fas, i precari protestano non ci stanno a questa truffa, non vogliono mettere in discussione la loro professionalità e il loro lavoro che dura da anni. Ma un modo per garantirsi un futuro ci sarebbe, al nord l'insegnate non lo vuole fare più nessuno e se te ne vai da casa tua per 2-3 anni c'è la possibilità di entrare di ruolo e chiedere il trasferimento, anche se si deve abbandonare la famiglia e tutto il resto; ma un sacrificio si può anche fare, dopo c'è il sogno tanto sperato: il posto fisso! Solo che qui al sud, a casa sua, resta chi proprio non può e non vuole andare via e mentre chi sta al nord riesce più facilmente a scalare la graduatoria, chi rimane giù in imbottigliato vede passare davanti a proprio occhi tutti quelli che dopo qualche anno di migrazione tornano a casa con le cattedre di ruolo: la vera guerra tra poveri. Mentre il governo non fa niente, i precari quasi si scannano da soli. Ma le alternative sono poche o vai al nord a sopperire ai vuoti delle forza lavoro o stai qui e ti accontenti.
Il secondo passaggio è più complesso, ma non troppo diverso dall'esperienza dei precari. In una regione dove il settore manifatturiero non è così sviluppato e non c'è un terzo settore in grado di rispondere alle esigenze occupazionali di una città come Napoli, l'unica vera impresa qui al sud è garantita dalla criminalità organizzata e dal suo immenso indotto. In alcuni quartieri quella che viene chiamata camorra non fa altro che supportare le fasce di reddito più base in cambio di manovalanza pagata a prezzi altissimi e di un esercito di riserva ,che non solo è sempre pronto a subentrare ma sposa a pieno il modello culturale che viene prodotto e riprodotto insieme agli stili di vita. E anche in questo caso la sola alternativa è l'emigrazione o la lotta per cercare di entrare nelle reti clientelari di cui sopra.
Ma tutto ciò è funzionale a quello che oggi il comando cerca di imporre come modello unico, il disciplinamento della forza lavoro attraverso il paradigma brunetta e l'impoverimento sempre maggiore di alcune zone del paese a scapito di altre, fortemente voluto dalle politiche leghiste che dettano la linea all'interno del governo e della maggioranza
La soluzione è chiara serve una nuova forza lavoro, scolarizzata, con un certo grado anche di formazione , da immettere sul mercato del lavoro nel nord paese, bisogna costruire le condizioni perché o si accettino le condizioni poste o si prendano le valige insieme al primo treno disponibile. L'ultimo rapporto Svimez mette in evidenza proprio un aumento dei flussi migratori dalle regioni del sud verso quelle del nord , citando direttamente il rapporto “Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno[-]caso unico in Europa - sottolinea l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno - l’Italia continua a presentarsi come un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni”. I posti di lavoro del Mezzogiorno, in particolare, “sono in numero assai inferiore a quello degli occupati. Ed è la carenza di domanda di figure professionali di livello medio-alto a costituire la principale spinta all’emigrazione”. Così nel 2008 il Sud ha perso oltre 122 mila residenti a favore del Centro-nord, a fronte di un rientro di circa 60mila persone. Oltre l’87% delle partenze ha origine in tre regioni: Campania, Puglia, Sicilia. L’emorragia più forte è in Campania (-25mila), seguono Puglia (-12.200) e Sicilia (-11.600). Nel 2008 poi - spiega lo Svimez - sono stati 173mila gli occupati residenti nel Sud ma con un posto di lavoro al Centro-nord o all’estero, 23mila in più del 2007 (+15,3%). Sono i pendolari di lungo raggio, cittadini a termine che rientrano a casa nel weekend o un paio di volte al mese. Sono giovani e con un livello di studio medio-alto: l’80% ha meno di 45 anni e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato (il 24% è laureato). Spesso sono maschi, single, dipendenti full-time in una fase transitoria della loro vita, come l’ingresso o l’assestamento nel mercato del lavoro. Le regioni che attraggono maggiormente i pendolari - secondo il rapporto - sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio”( rapporto Svimez 2009). Davanti a questi dati si evince come non ci troviamo di fronte a un fenomeno che riguarda solo la forza lavoro del campo manifatturiero ma come il processo sia esteso soprattutto alle fasce giovanili in formazione, con 24 % di laureati che mostrano come i flussi di quello che viene definito il lavoro immateriale si spostano di pari passo al lavoro materiale.
Davanti a noi, davanti ai nostri occhi di studenti, precari, lavoratori si prefigurano due solo strade possibili a cui però siamo stanchi di dover pensare, sono passati 150 anni è ancora sentiamo l'eco di quelle parole che già hanno imbrigliato i sogni dei nostri padri, quando guardando al loro futuro sentivano alle loro spalle quelle parole cosi rituali “O Brigante O Emigrante”.
Per tutti noi aver attraversato il movimento dell'Onda ha significato la possibilità di pensare a una prospettiva nuova , fatta di un senso diverso. Il reddito per noi meridionali diventa centrale per sperare di strappare le catene di un ricatto che ormai da troppo angoscia le nostre vite.
Il reddito ha la capacità di rompere il disciplinamento, di sovvertire le clientele di liberare dei processi di emancipazione che da troppo sono sepolti nelle nostre terre. Parlare di Sud vuol dire parlare innanzitutto parlare delle lavoro e delle condizioni materiali di vita di milioni di persone, parlare del sud senza parlare del sogno di un' emancipazioni che passi anche attraverso l'emancipazione individuale dai processi di controllo che il mercato del lavoro produce per noi ha davvero poco senso.
Parlare oggi di reddito ci sembra davvero l'unica cosa sensata, davanti a 150 anni di subalternità, davanti a uno smantellamento del Welfare nel nostro paese e soprattutto davanti alla crisi più grande nel ultimi 100 anni. Reddito per noi è innanzitutto una speranza per riuscire finalmente a non dover essere più costretti a scegliere ma finalmente poter decidere, liberi, indipendenti e autonomi. Senza dover più pensare ad andare via per avere una vita dignitosa.
Reddito per tutti e tutte.

* Orientale 2.0 in Onda

18/10/09, laboratorio*diana

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