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categoria : movimenti | data : 4/12/08

Freedom or Death. Centri sociali nei conflitti della nuova epoca
Anno Zero Atto Primo


"Freedom or Death" è disponibile e scaricabile in formato pdf alla fine di questa pagina e su

www.globalproject.info
e www.posseweb.net


Ciò che state scorrendo è un prodotto editoriale, liberamente distribuibile, copiabile, scaricabile, forwardabile nei termini definiti dal programma Creative Commons.
Ciò che lo distingue e rende singolare, oltre ad i contenuti che contiene, è il metodo della sua produzione.
Freedom or Death è stato prodotto coralmente, valorizzando saperi ed intelligenze creative che si sono liberamente auto- organizzate, senza padroni e/o managers. Gli interventi dei compagni e delle compagne sono stati ascoltati in assemblea a Marghera, ognun* è stato responsabile dell’editing del proprio pezzo, l’assemblemblaggio editoriale è stato fatto tra bologna e roma e la composizione grafica ancora bologna. Coordinamento via rete, tempo prodottivo cinque settimane, costi contenuti.
Questo libro è un piccolo, ma bell’esempio di cooperazione sociale autonoma controil comando del capitale sul lavoro. Verrebbe da dire che di monsieur le capital non abbiamo più bisogno, che dobbiamo e possiamo liberarcene perchè parassitario. Freedom, appunto, mai Death.

Sasso e onde
Quello che avete fra le mani è un sasso. O meglio, sono le onde provocate da un sasso lanciato nell’acqua. Sasso è stata un’assemblea tenutasi durante le giornate del Global Meeting Network, 10-12 Ottobre al Rivolta di Marghera, a cui hanno partecipato centinaia di attivisti di centri sociali sparsi per tutta italia, onde sono state le decine di interventi, ricchi di qualità, voglia di raccontarsi e rimettersi in gioco, che hanno contraddistinto quell’assemblea. Collettivamente quell’assemblea ha deciso di pubblicare ogni intervento. Non credo che sia dovuto al piacere del fissare i ricordi, ma invece perché si ritiene importante che la discussione proliferi. Come dire, è iniziata una discussione pubblica, resta ancora molto da fare. Anche perché qui la posta in gioco è molto alta: questa discussione pubblica parte dalla scommessa sull’attualità della forma-centro sociale, dalla considerazione che questa nostra forma dell’azione politica ha non solo una storia ormai “gloriosa”, ma anche un futuro di confl itto davanti.
Affinché una discussione sia fruttuosa, occorre partire con il piede giusto. E il piede giusto è fatto anche di stile: si può partire con un documento, con un articolo, con un convegno. Si sono preferite le voci di un’assemblea, e il confronto tra le esperienze dirette di chi occupa, gestisce e fa politica nei centri sociali. Lo stile conta, e fa la differenza in una discussione delicata e importante come questa. Che innanzitutto si muove contro un’idea di politica come separatezza tra forma dell’organizzazione e società. È questa idea “esterna” che ci consegna poi una sorta di giudizio tacito: quello di pensare l’esperienza dei centri sociali come qualcosa di esaurito, o incline a farlo, che ha bisogno di stimoli nuovi “della politica” appunto, come condizione di sopravvivenza. Che quest’ultimo assunto sia fondamentalmente scorretto lo prova la testarda persistenza dell’anomalia dei centri sociali nei paesaggi metropolitani della nostra penisola (isole comprese), lo prova la considerazione e l’emulazione positiva da parte di attivisti di mezzo mondo verso questo nostro modello di esercizio dell’autonomia, dell’indipendenza e della libertà.
Discutere del futuro dell’esperienza dei centri sociali, in realtà, signifi ca confrontarsi con una dinamica plurale, vitale, preziosa e potente.
Nessuno considera quest’assemblea e questi interventi come esaustivi e rappresentativi della realtà composita dei centri sociali italiani.
In molti consideriamo questa corale presa di parola come importante. Ma vi è un altro aspetto interessante. Quella che avete fra le mani è una produzione indipendente. Non è un fatto scontato di questi tempi, come scontato non è il senso di “produzione indipendente” così come cerchiamo di usarlo: non solo, ma anche, perché qualche anno fa un prodotto nostro, dei centri sociali, l’avremmo chiamato “autoproduzione”. E non si tratta di un vestito nuovo per una vecchia pratica. Sperimentiamo infatti la possibilità di fare instant book senza voler con questo creare un mercato marginale, ma con un occhio alla possibilità di costruire strumenti d’intervento rapidi, capaci di stimolare dibattito così come il prendere parola. Indipendenti, per questo, non solo dal mercato, ma anche dalla fi ssazione di crearne un altro, magari alternativo: immaginiamo che la circolazione di questi “prodotti indipendenti” sia il fl usso stesso delle insorgenze. Anche questa è una questione di stile. Il Conte (Posseweb.net)

Ascoltando il rumore delle pagine
Vi trovate tra le mani una “produzione indipendente”. Così per volere di una assemblea, quella dei centri sociali svolta all’interno del Global Meeting di Marghera, come non se ne vedevano da un po’ di tempo.
Come GlobalProject abbiamo cercato di restitirvene ogni momento, ogni parola, ma il compito come si sa è arduo, quando la ricchezza e la densità sono così grandi. In ogni caso ci ha colpito la determinazione con cui compagne e compagni dei centri hanno voluto e realizzato anche questo strumento.
E ci siamo chiesti: può la Libertà fare a meno dell’Indipendenza?
In questo caso l’indipendenza è rappresentata dal produrre un libro, un’instant come si dice, conquistandosi il know how e i mezzi per farlo da sé. Ma vi è anche un altro aspetto dell’indipendenza: il linguaggio.
vv La forma di questo materiale, come precisa scelta, è orizzontale come i mezzi scovati per produrlo. Il contenuto non è elaborato ma diretto, e si avvicina quindi anche al processo di produzione adottato, e poi ai meccanismi di distribuzione immediati, quelli delle reti e dei movimenti. In realtà è facile percepire come ogni pagina di questo libro sia piena di quell’aspirazione ad essere liberi che dà senso ad ogni pratica di vita. Liberi da ogni costrizione economica, da ogni lungaggine burocratica, anche da ogni pastoia “editoriale”, di mercato. Indipendenti quindi perché Liberi, e viceversa.
Lasciata ogni certezza ideologica è qui, su questo terreno, che si costruiscono le sperimentazioni di questo binomio che tanto hanno a che fare con i centri sociali, con le loro esperienze grandi e piccole, con la potenza che contengono a volte senza percepirla. Noi di GlobalProject ascoltiamo il rumore dello sfogliare queste pagine: è da lì che capiremo come muoverci tra simili, è dai linguaggi detournati ed inventati, graffi tati e sporcati, mescolati e diretti, che troveremo anche la nostra di strada. Sarà per forza affollata: siamo in tanti a credere che la produzione di un comune, sia l’unico modo possibile di ridere alla vita.


Questa licenza permette la diffusione e la condivisione parziale o totale dell’opera da parte dei lettori, purchè non a scopo commerciale e sempre riportandone l’origine.

Documento (tasto destro per scaricare) : FreedomOrDeath_Doppie.pdf

 

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